Ezio Mauro ha definito il governo Monti “un'eccezione democratica”, qualcun altro direttamente un Colpo di Stato. Ok, e allora?
Voglio dire, in Italia lo Stato è sempre stato assente; per una volta che lo Stato c'è e batte un Colpo, ci lamentiamo pure?
D'accordo che va di moda la nostalgia, ma veramente vi manca così tanto la democrazia? Io, visti i precedenti, non è che ne senta tanto la mancanza... La democrazia non mi è mai piaciuta. E' qualunquista, demagogica; promuove l'ignoranza e l'analfabetismo (per votare basta una X...)
Ma soprattutto, la democrazia è clientelare. Si fonda sul principio “io-ti-voto-solo-se-tu-fai-quello-che-dico-io-altrimenti-non-ti-voto-più”: la democrazia è un sistema di potere fondato sul ricatto. Il voto democratico è sempre un voto di scambio. La democrazia è illegale!
E poi -diciamoci la verità- la democrazia ha fallito. Lo so, sulla carta la democrazia sembrava bella, giusta persino: ma quest'idea di dare il voto a tutti e rendere tutti eleggibili in realtà è una stronzata! Non è un caso se poi in Parlamento il lutto al braccio per la “morte della democrazia” lo porta Scilipoti: la democrazia produce mostri! La democrazia ha prodotto Berlusconi, Andreotti, Bush; la democrazia manda Cicciolina in Parlamento -della serie: quando non è tragedia è farsa.
Dobbiamo ammettere che la democrazia non funziona. Ci abbiamo provato a farla andare, sono anni che ci proviamo: ma non va -e ormai non solo in Italia. Perché insistere? In passato abbiamo già scartato la monarchia e la dittatura; ora non ci resta che fare lo stesso con la democrazia, e provare un altro sistema. Non è mica obbligatorio essere democratici, non sarebbe democratico.
Mussolini parlava della plutocrazia in termini dispregiativi, il che m'infonde una certa fiducia; e il governo Monti è senz'altro un governo plutocratico. Che vi devo dire? Proviamo con la plutocrazia! Tanto, peggio della democrazia non potrà essere...
Pubblicato su Il Misfatto del 27-10-2011
Neanche si era dimesso Berlusconi che già Mario Monti era bersaglio del Gruppo DCC (Dietrologi, Cospirazionisti &Complottisti), un'organizzazione non governativa nata nel 1974 da una costola del movimento paranoico-maniacale e che cospira per costruire un “nuovo ordine mondiale” che favorisca l'idiozia collettiva, la libera circolazione delle cazzate, l'inverificabilità dei fatti e il retweet.
Su Mario Monti circolano da più di una settimana molte voci: che è membro del gruppo Bilderberg; che fa parte della commissione Trilaterale; che lavora per Goldman Sachs; che è morto 10 anni fa; che è stato suicidato; che è vivo e sta in Sud America; che è un sosia; che è sul libro paga della Cia; che è un agente del Mossad; che se gli metti l'armatura di Dart Fener è identico a Dart Fener; che è cattivo; che è molto cattivo; che è frocio.
Ma cosa c'è dietro tutta questa dietrologia su Mario Monti? A chi giova? Chi sono veramente Giulietto Chiesa e Byoblu, i principali complottisti italiani?
Giulietto Chiesa, giornalista ed euro-deputato, è stato a lungo corrispondente italiano da Mosca, e tutt'ora scrive per giornali russi fra i quali “Kompania”, il settimanale degli imprenditori; inoltre per le elezioni europee del 2009 è stato candidato in Lettonia; e sostiene che l'11 settembre è stato opera degli americani. Ergo, applicando la logica complottista, Giulietto Chiesa lavora per la mafia russa, la Lettonia e Al Qaeda, che guarda caso sono nemici giurati di Mario Monti.
Byoblu, al secolo Claudia Messora, si è laureato alla Statale di Milano, guarda caso università rivale della Bocconi da cui viene il professor Monti. Applicando la logica dietrologica, Byoblu attacca Monti perché fa gli interessi della Statale, che vuole screditare i “bocconiani” e la Bocconi per rubargli gli iscritti.
L'unico punto debole delle mie teorie è che vengono espresse in un pezzo satirico: se invece andassi ospite da Santoro, o avessi un blog “serio”, a quest'ora la gente ci crederebbe. La stessa gente che dovrebbe andare a votare ma che, per fortuna, il Presidente della Repubblica non ha consultato per scegliere il nuovo governo.
Pubblicato su Il Misfatto del 19-11-2011
In principio erano gli ebrei: una minoranza benestante additata dalle masse come spauracchio e causa di tutti i mali; per comodità, per calcolo, per invidia, per ignoranza.
Oggi è la casta. Siamo passati da “Qui non vogliamo gli ebrei” a “Qui per deputati e senatori la pizza costa 100 euro” o “Qui per deputati e senatori il gelato costa 30 euro” -per non parlare di quanto arriva a costare pizza + gelato a un deputato ebreo.
Con una differenza: i nazisti almeno erano gente seria, mica scrivevano libri, o facevano dibattiti televisivi su multi-piattaforma, o mandavano affanculo gli ebrei in tv o su YouTube.
Attaccare la casta inoltre è più facile: il consenso è unanime, sono tutti d'accordo, persino la casta è contro la casta.
La casta fa comodo a tutti: perché inventa una minoranza e la ghettizza per salvare la maggioranza. Ma la verità è che la casta siamo noi. Siamo una casta con il privilegio del voto e della candidatura, privilegi che puntualmente sprechiamo; una casta con il privilegio di vivere in una democrazia, ma che da più di sessant'anni sprechiamo (e che accusiamo di essere un regime solo per auto-assolverci e deresponsabilizzarci)... E guai a chi ci tocca! Siamo noi i primi ad essere ipocriti e corrotti: siamo una casta di elettori martiri, sempre pronti a puntare l'indice ma mai ad alzare un dito.
La verità è che non esiste nessuna differenza noi/loro; deputati e senatori non sono alieni, ma sono una parte di noi. Una parte per il tutto. Loro attaccati alla loro roba, noi in coda da Trony per accattarci la nostra.
Ho un dubbio: e se le vittime fossero loro, costretti a inseguire noi e il nostro isterico consenso con le peggiori e truci efferatezze? Non deve essere facile farsi votare dagli italiani, arroganti e gretti provinciali con il mito del furbo e la passione per il calcio e le tette grosse. Forse i nostri politici sono gente onesta e colta, costretta a delinquere volgarmente solo per suscitare la nostra ammirazione elettorale?
Pubblicato su Il Misfatto del 13-11-2011
Secondo il Ministero degli Interni sarà un autunno caldo, cioè è meglio non manifestare sennò si suda -sangue.
Immediati i provvedimenti per “l'emergenza caldo”: il sindaco di Roma Alemanno ha vietato per un mese i cortei nella capitale, e ha indetto per sabato prossimo una manifestazione contro le manifestazioni. Il ministro Maroni invece, fiutato il business, ha stabilito che per manifestare sarà necessario pagare -così a turbare le manifestazioni non saranno più i black bloc, ma i bagarini.
Ovviamente gli Indignati (i quali, come i fan di Harry Potter e Fabio Volo, sono solo il prodotto del marketing per il best seller Indignatevi! di Hessel) si sono indignati ancora di più. Non capendo invece l'opportunità: quella di cogliere l'occasione per SMETTERLA CON LE MANIFESTAZIONI.
La manifestazione è uno strumento (la manifestazione è uno strumento???) vecchio, obsoleto e INUTILE.
Qualcuno mi sa dire negli ultimi 17 anni quale manifestazione in Italia abbia ottenuto qualcosa? - a parte i “pompini a vicenda” di organizzatori e simpatizzanti.
Manifestare ormai non significa niente, è solo un rito d'isteria collettiva, mera rappresentazione estetica (non a caso si dice “è stata una bella manifestazione”).
Se la politica parlamentare è teatrino, la manifestazione è balletto, ripetitivo e sempre uguale: partenza da Piazza della Repubblica arrivo a San Giovanni; slogan in rima, possibilmente divertenti; tamburi; striscioni; ragazzi che si baciano.
E poi gli scontri annunciati, i numeri degli organizzatori vs i numeri della questura, le critiche alle forze dell'ordine, sempre il solito ragazzo incappucciato con l'estintore in mano... “una bella manifestazione rovinata da pochi violenti”...
E qual'è il senso? Qualcuno si ricorda ancora per cosa manifestassero sabato 15 ottobre a Roma? Qualcuno lo ha mai saputo?
E se invece che manifestare la nostra opinione imparassimo a celarla, nasconderla? A tenercela per noi? Tanto la nostra opinione non conta un cazzo, e manco è nostra. C'è bisogno di urlare?
Pubblicato su Il Misfatto del 23-10-2011
Che la crisi economica in Italia sia grave te ne accorgi dai raccomandati: per la prima volta nella storia della Repubblica fondata sul lavoro, anche loro faticano a trovare un impiego.
Il dato sulla disoccupazione fra i raccomandati è allarmante: negli ultimi 6 mesi sono stati +10% i 'figli di papà' perdenti posto; e da un recente censimento, solo il 5% dei neo-raccomandati ha trovato posto in Rai, enti pubblici, consigli d'amministrazione, Università, etc. “La crisi è arrivata al cuore del sistema”, ci conferma il figlio di un noto giuslavorista “Fino a ieri la raccomandazione era una certezza, un patto generazionale, uno status symbol. Ma adesso le cose vanno così male che persino i raccomandati stanno in mezzo a una strada”.
“Ormai la raccomandazione non vale più niente, è solo un pezzo di carta” è l'amara constatazione di C., pluri-raccomandato con appoggi in entrambi i rami del Parlamento “Noi raccomandati neanche possiamo andare all'estero a fare i cervelli in fuga, perché non sappiamo fare niente e fuori dall'Italia la nostra raccomandazione non è riconosciuta, nemmeno a livello europeo. A saperlo mi prendevo una laurea”.
Un tempo per essere raccomandati bisognava avere almeno un legame stretto con la persona giusta; negli ultimi anni invece si è assistito ad un vero e proprio fenomeno di democratizzazione della raccomandazione: bastava scopare o prostituirsi a vario titolo. Con il risultato che sono state raccomandate molte più persone di quante il sistema potesse effettivamente collocare.
Ora la tensione sociale è altissima; e spetta alla politica trovare una soluzione.
Il ministro Sacconi ha proposto di introdurre nell'ordinamento le raccomandazioni a tempo determinato: da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 5 anni, con possibilità di proroga e la speranza di una conversione in raccomandazione a tempo indeterminato. Per meglio illustrare la riforma il ministro Sacconi ha anche raccontato quella in cui dei briganti entrano in un convento e stuprano tutte le suore tranne quella con lo scolo.
Ma il provvedimento non piace ai rappresentanti di categoria: “Non voglio fare una vita da precaria, sono una raccomandata, IO!” tuona L., segretaria particolare di un noto sindacalista.
Publicato su Il Misfatto il 25-09-2011
Se i politici sono tutti uguali, è perché gli elettori sono tutti uguali. Nel 1946 il popolo ha abolito la monarchia solo per poter diventare lui il sovrano (“La Fattoria degli Animali” docet); e di elezione in elezione, l'elettorato italiano si è distinto per il suo spiccato cattivo gusto. Adesso gli elettori fanno i delusi, gli indignati, gli “anti-politica”, e si auto-assolvono gridando al regime; ma siamo in un paese democratico, quindi è l'elettorato il responsabile del disastro nazionale.
Ecco perché non possiamo più lasciare il Paese nelle mani degli elettori. La situazione è grave, e lo è per colpa nostra. D'altronde, la democrazia è una cosa troppo importante per essere lasciata al popolo.
Abbiamo bisogno di un governo serio e competente, che NON ci rappresenti. Solo così possiamo uscire dalla crisi e dalla vergogna in cui ci siamo impantanati.
Dunque io sostengo e invito a sostenere un governo tecnico; perché un governo che nessuno ha votato merita la nostra fiducia.
Un governo finalmente non composto da politici e nemmeno da rappresentanti della società (in)civile, bensì da funzionari grigi, anonimi ma qualificati, liberi dal ricatto del voto, che non scopano e che i soldi li contano solo, senza intascarli. Un governo che non fa politica ma algebra. Insomma, un governo tecnico. Questa, oggi, sarebbe già la rivoluzione.
Personalmente poi, trovo l'ipotesi di un governo tecnico così rilassante! Essere governati da un governo che non hai scelto, e di cui quindi non ti puoi pentire né sentire deluso, ma che non è nemmeno tuo avversario, risparmiandoti così indignazione e opposizione; non essere né maggioranza né minoranza nel Paese, mi sentirsi finalmente deresponsabilizzati... Ma non è meraviglioso?
Diciamoci la verità, il governo tecnico è proprio bello!
Inoltre, oggi un governo tecnico non è solo necessario, è anche di buon senso, per non dire di buon gusto: ma come si fa a chiamarci al voto e chiederci di scegliere fra questi?
W DRAGHI! W MONTI!! W MAO-TSE-TUNG!!!
Publicato su Il Misfatto il 18-09-2011
Anche quest'anno è l'11 settembre. Ogni anno, a settembre, il giorno dopo il 10 ma 24 ore prima del 12, è l'11 settembre. È solo una sinistra coincidenza?
Quest'anno però non è un 11 settembre qualunque: si celebrano 10 anni dall'11 settembre, specie negli Stati Uniti. Tipico degli americani fare di questi errori storici: l'11 settembre non nasce nel 2001, l'11 settembre è come Jack Torrance/Nicholson nel finale di Shining, c'è da sempre, c'è sempre stato. Ne sanno qualcosa Pinochet e Salvator Allende.
Per l'esattezza, l'11 settembre esiste dal 753 a.c. e fu inventato dagli Antichi Romani, non da Al Qaeda; ergo quest'anno è il 2764esimo anniversario dell'11 settembre.
Per non dimenticare l'11 settembre non servono celebrazioni retoriche; basta un calendario -o un'agenda.
Anche l'11 settembre del 2001 non fu un 11 settembre qualunque: negli Stati Uniti il dirottamento di quattro aerei civili, il volo American Airlines 11, il volo United Airlines 175, il volo American Airlines 77 e il volo United Airlines 93 provocarono il crollo del World Trade Center a New York, nonché danni al Pentagono e al suolo della Pennsylvania. Negli attentati andarono smarriti più di 3000 bagagli. Neanche a Fiumicino sono mai arrivati a tanto.
L'attentato fu ad opera degli Al Qaeda, una boy band terroristica di matrice islamica il cui leader, Osama Bin Laden, è stato ucciso il 2 maggio scorso in Pakistan da un soldato delle forze speciali americane, Mark Chapman (prima gli ha chiesto un autografo, poi gli ha sparato).
L'11 settembre del 2001 ero a Roma, stavo facendo i compiti di matematica -facevo il liceo scientifico- quando accesi la televisione e vidi il secondo aereo colpire le Torri. Pensai fosse Paperissima, e girai canale. Scoprii che quel giorno Paperissima la davano a reti unificate (era il 2001, l'inizio di “Raiset”) così spensi la tv e tornai a finire i compiti.
L'11 settembre del 2001 ha cambiato per sempre le nostre vite: da allora infatti non è più stato possibile portarsi lo shampoo in aereo. Né visitare le Twin Towers. Né tanto meno portarsi lo shampoo in cima alle Twin Towers.
Ma ora, dopo 10 anni da quell'attentato, la fine di Bush, l'avvento di Obama, il ritiro delle truppe dall'Afghanistan e dall'Iraq, la leadership di Al Zawahiri (un incrocio fra Ratzinger e Bersani solo che col turbante in testa), i lavori di ricostruzione a Ground Zero e gli attentati in Norvegia di Anders Breivik, si possono cominciare a fare battute sull'11 settembre.
Lenny Bruce diceva (sarcasticamente) che la satira è tragedia + tempo. 10 anni di tempo sono abbastanza? Se state leggendo questo pezzo, forse sì.
Sono entrato in possesso del diario personale di Woody Allen. Qui di seguito le pagine riguardanti la sua permanenza a Roma e il lavoro sul set del suo film italiano, noto anche come "Bop Decameron".
Si ringrazia il personale dell'Hotel Parco dei Principi per la gentile dispobibilità ai passpartout.
Umberto Bossi senza freni.
Su Facebook, dove il leader della Lega sta trascorrendo la convalescenza dopo la caduta e la frattura al gomito di qualche giorno fa, il Senatur continua a rilasciare dichiarazioni shock.
E dopo aver dichiarato nei giorni scorsi che “l'Italia andrà a finire male”, “prepariamoci alla Padania”, stoppato il Governo sulle pensioni e attaccato Ligabue, ora Bossi sconvolge i suoi fan con un nuovo post: “Riguardo alle mie condizioni di salute, vi informo che assumo (da tempo) un cocktail di antidepressivi, psicofarmaci, ansiolitici, vitamine e acqua del Po, studiato da una equipe di medici e che mi mantiene in questo equilibrio precario”.
Poi il leader del Carroccio ha dichiarato “Mi ritiro da Rockstar”, salvo poi smentirsi un'ora dopo: “Non mi dimetto, i giornalisti non hanno capito, andrebbero presi a legnate”.
Poi un nuovo attacco a Brunetta, definito nei giorni scorsi prima “nano di Venezia”, poi “pirla” e ora “bicchiere di talento in un mare di presunzione”.
I medici che lo hanno ingessato avvertono: “Le sue condizioni di salute non consentono alcuna attività. Bossi ha bisogno di riposo assoluto, pertanto gli abbiamo chiesto di annullare i suoi prossimi impegni, legislatura compresa”.
Ma Bossi non ci sta, e in una intervista a Red Ronnie precisa “Il mio non è ictus, ma male di vivere. Lo stesso male di vivere che da sempre ispira l'operato della Lega”. E rassicura i fan sulle sue condizioni: “Questo non è il mio tramonto, ma l'alba chiara”.
Pubblicato su Il Misfatto del 28-08-2011
Amy Winehouse aveva 27 anni. Come me. Solo che lei adesso è morta, mentre io sto ancora qui a chiedermi che ne sarà della mia vita. All'estero stanno avanti.
Ho letto un sacco di retorica in queste settimane sulla morte di Amy Winehouse: sui giornali, su Internet, persino sui manifesti di Forza Nuova ( “Se ti droghi non ti Amy”, un gioco di parole degno di Marco Travaglio ).
Ho letto molto anche su questa “maledizione dei 27 anni”, che consiste nel morire a quest'età in circostanze “non convenzionali”. Beh, lasciate che vi dica una cosa: morire a 27 anni sarà anche una maledizione, ma vivere a 27 anni è una disgrazia! Specie in un paese “non convenzionale” come l'Italia.
Io, che ho 27 anni da mesi, ho capito che la morte è anche una questione sociale e generazionale. Se hai 27 anni oggi, la morte è l'unica alternativa che hai ad una vita precaria. Se cerchi stabilità, certezza nel futuro, c'è solo la morte. Dite quello che vi pare, ma la morte almeno è a tempo indeterminato.
Non solo: nel campo artistico la morte è il massimo della carriera. E' come la censura per la satira. Un artista morto, specie se prematuramente, diventa subito un mito, una legenda; e nel caso in cui fosse stato un mediocre in vita, una bella rivalutazione postuma non si nega a nessuno. Il pubblico ti rimpiange, la critica ti osanna. La morte ti da quel senso che la vita non aveva. La morte è un valore aggiunto, e nessuno te lo può togliere.
Visto e considerato tutto questo, ho deciso di morire. A 27 anni. In modo non convenzionale. Il mio agente è d'acordo.
Il problema è trovare un modo non convenzionale di morire: droga e alcool sono abusati; il suicidio non vale.
Allora, potrei strozzarmi durante un cunnilingus: sono lì che lecco, quando ad un certo punto mi va di traverso e muoio.
Oppure potrei morire mentre faccio la Comunione in Chiesa: sono lì che lecco, quando ad un certo punto mi va di traverso e muoio.
Oppure potrei essere abortito: è tecnicamente un po' complicato, dovrei chiedere a mia madre
a) di farmi rientrare dentro, e
b) di raschiarmi o aspirarmi via
ma sarebbe una morte davvero mooooolto non convenzionale -avete mai sentito parlare di un feto morto a 27 anni?
Se muoio adesso e in modo “non naturale” entro di diritto nel Club 27, accanto a Brian (Jones), Jimi (Hendrix), Janis (Joplin) e Jim (Morrison). Dicono che vale solo se hai anche la J nel nome: ma a parte il fatto che non è vero, dato che fa parte del club anche Kurt (Cobain), comunque il mio nome per intero all'anagrafe è Saverio J. Raimondo - i miei mi hanno messo apposta una J nel nome per garantirmi un futuro almeno da morto.
Devo morire adesso, prima dei 28 anni. Non auguro a nessuno di avere 28 anni in questo paese. Ho 5 mesi di tempo. Ce la posso fare, ma mi devo sbrigare. Perché oggi ci sei, domani chissà -c'è il rischio di esserci ancora.
Warren Buffett non ci sta. Dopo che una ricerca USA ha dimostrato come i ricchi siano più egoisti e insensibili, il miliardario di Omaha ha prima scritto sul New York Times chiedendo di poter pagare più tasse perché “è giusto tassare di più i super ricchi” ; poi, qualche ora fa, si è presentato alla Banca Mondiale chiedendo il conto della crisi: “Quant'è? Offro io”.
Gli impiegati, presi alla sprovvista, hanno prima tergiversato ( “si figuri, offre la casa” ); poi, quando hanno capito che Buffet faceva sul serio, gli hanno presentato il conto del debito mondiale: circa 1 Trilione di dollari. Buffett, dopo essersi frugato un po' nelle tasche, ha chiesto di poter pagare con la carta.
Il gesto filantropico di Buffett, che con una strisciata ha risollevato le Borse e pareggiato i bilanci mondiali, ha gettato però nel panico gli altri ricchi, che si sentono scavalcati dall'imprenditore americano; ma che soprattutto temono rappresaglie nei confronti del loro egoismo.
In Italia, due su tutti: Berlusconi e Montezemolo. Il premier si è giustificato di non aver fatto altrettanto dando la colpa alla sentenza Mondadori: “Quest'anno ho già dovuto pagare 560 milioni a De Benedetti, e manco c'ho scopato”.
Luca Cordero di Montezemolo invece, che prepara in silenzio la sua discesa in politica ( “devo fare piano, altrimenti gli elettori se ne accorgono” ), in una intervista sul Corriere della Sera liquida il gesto del collega americano come “una americanata. Buffett è solo un coatto.” “Sì, certo che avrei potuto pagare anch'io la crisi; ma non volevo mortificare chi non se lo può permettere” ha infine dichiarato LdM, prima di sgommare via sulla sua Ferrari.
Aerei tornano ad attaccare New York. Ma questa volta non si tratta di voli di linea dirottati da terroristi islamici: ma di caccia americani, che nella notte hanno bombardato il Rockfeller Center dove hanno sede gli uffici di Standard & Poor's, l'agenzia di rating responsabile nei giorni scorsi dell'attentato a Wall Street.
Fonti del Pentagono fanno sapere che il raid ha avuto successo e che non ci sono state vittime fra i civili, ma solo fra i laureati in economia.
L'attacco rientra nella guerra che da anni l'America conduce contro il terrorismo: prima quello islamico, e ora quello economico, che sta gettando nel panico le Borse di tutto il mondo.
“Le agenzie di rating sono la nuova Al Qaeda,” ha sintetizzato ieri il Presidente Barack Obama durante il suo discorso di guerra “e se necessario ucciderò gli analisti economici come ho già fatto con Bin Laden.”
Obama nega che vi sia del paradossale nel fatto che gli USA stiano bombardando gli USA: “Qualunque paese che ospiti in questo momento agenzie di rating è nemico dell'America. Ecco perché l'America è in guerra con l'America. Siamo uno stato canaglia.” Il Presidente, Premio Nobel per la Pace, rivendica l'utilizzo della forza ma non intende perseguire un attacco unilaterale, e chiede ufficialmente l'intervento della Nato sul suolo americano: “La comunità internazionale ha il mio permesso ad attaccare l'America, se si tratta di dare la caccia a questi dirottatori di titoli in Borsa”. L'Iran ha reagito per la prima volta positivamente al discorso del Presidente: Ahmadinejad si è già dichiarato disponibile ad appoggiare militarmente l'attacco agli Stati Uniti.
Pubblicato su "Il Misfatto" del 14-08-2011
Secondo le stime di Confindustria, sono circa 100.000 le puttane perdenti posto per effetto della crisi del berlusconismo.
“Siamo passate dal 69 al '29 nel giro di pochi mesi” mi dice Sonia, appena uscita da Arcore con la sua scatola di cartone con dentro vibratori e lubrificanti. “Fino ad un anno fa questo lavoro ti offriva una prospettiva, una carriera” prosegue Sonia “C'era anche la possibilità di entrare in Parlamento... Dall'oggi al domani è cambiato tutto! Prima stavamo in piscina, nel lettone di Putin... e ora ci mandano su una strada a tutte quante! Ma non è contro la legge Carfagna?”
La prostituzione era l'unico settore a non aver sofferto della crisi economica, anzi: negli ultimi anni in Italia si è assistito ad una repentina crescita della domanda (“Quanto vuoi?”) , con un aumento considerevole ed ingiustificato dei prezzi (troie pagate quanto un calciatore del Milan; mercato drogato con compensi da capogiro; fino a 400 euro per un pompino secondo i dati 2010 del paniere Istat). Ma ora questa bolla speculativa è scoppiata in faccia alle puttane: un facial finanziario in piena regola.
“Siamo di fronte alla più grande crisi del settore dai tempi di Maria Maddalena” mi spiega un noto economista, riallacciandosi i pantaloni “Con la differenza che quella almeno era una crisi mistica individuale; questa volta invece è una crisi in piena regola, di tutto il settore! Qui si tratta di un'emergenza sociale, famiglie sul lastrico, un intero sistema socio-economico al collasso! Ora c'è un problema di riconversione industriale: queste donne vanno ricollocate. Ma non è facile passare da sotto a dietro una scrivania. Per non parlare dell'indotto che questo settore produceva: lingerie sexy, viagra, tappi per le orecchie... Ora andranno tutti in perdita! Questa crisi metterà in ginocchio sia l'industria del latex che quella siderurgica -non sottovalutate infatti i ricavi dovuti alla produzione dei pali da lap dance: +12,8% soltanto l'anno scorso”.
“Questo crack è peggio di un bukkake”, sospira Sonia al finestrino della mia macchina “Ma io non mi arrendo. Lotterò per i miei diritti. Ho ingoiato di tutto nella mia vita, ma questa volta no”.
Poi finalmente sale in macchina.
Pubblicato su Il Misfatto del 19-06-2011
Il Papa, scapolone incallito e senza figli, invita le coppie a sposarsi e a fare bambini.
A Roma si dice “fare il frocio con il culo degli altri”; ma in questo caso, per essere più precisi, è fare figli con il seme e l'utero altrui. Ma la Chiesa non era contraria alle fecondazione eterologa?
Inoltre, come ci ricorda Marx (Groucho), il matrimonio è la prima causa del divorzio. Ma la Chiesa non era contraria anche al divorzio?
Il Papa è infallibile: ogni domenica si contraddice.
Per esempio, quando dice che l'embrione è vita: la Chiesa battezza solo i bambini fatti e finiti (quelli veramente vivi, insomma) partoriti dopo 9 mesi di gestazione. Il feto non può essere battezzato; dunque la Chiesa non lo riconosce ufficialmente come figlio di Dio. Perché, se è vita? Perché un bambino può essere battezzato, mentre un feto, o un embrione, no? Cos'è, si tratta forse di... relativismo?
Ah-ah! Tana!
Ma c'è di più: la Chiesa è contro il preservativo, perché questo mina il fine procreativo del sesso. Per la Chiesa infatti il seme è sacro, non ne deve andare disperso o sprecato neanche una goccia -sono le stesse argomentazioni che utilizzo anche io per convincere le ragazze a ingoiare durante un pompino.
Dunque, per la Chiesa anche lo sperma è vita. Ergo: va battezzata la sborra.
Il prete dev'essere presente all'eiaculazione, e tenersi pronto con il dispensorio sin da subito -per far fronte ad una eventuale eiaculazione precoce: schizzo di sperma e schizzo di acqua santa, insieme, come in un dripping alla Pollock.
Lo sperma è vita, tutto lo sperma, anche quando non dà come risultato quel solido che chiamiamo bambino: quindi il seme va battezzato anche in caso di masturbazione (un tempo, prima dell'abolizione, tutto lo sperma prodotto dalla masturbazione sarebbe finito nel limbo, allagandolo; immagine molto sconveniente per una chiesa in odore di pedofilia, quella di bambini affogati nello sperma).
Pensate: ricevereste regali per il battesimo ogni volta che vi masturbate. Saremmo tutti invasi dai confetti.
Certo, convengo che, in caso di eiaculazione in luogo ad una penetrazione, insomma durante un rapporto sessuale tradizionale, battezzare lo sperma può rivelarsi assai complicato; il battesimo diverrebbe così una pratica laboriosa e impegnativa, e richiederebbe parecchio ingegno, e soprattutto parecchia ingegneria idraulica.
Ma dopotutto, quando la Chiesa invita indiscriminatamente a fare bambini, essa forse non trascura i problemi pratici e concreti del mettere al mondo dei figli?
Ma già lo so, che la mia idea sarà respinta dalla Chiesa. Non per altro, ma il battesimo tradizionale -spruzzare in faccia a un bambino- aiuta i preti pedofili a sublimare.
Apparso in forma "riveduta e corretta" su Il Misfatto del 12/06/2010
Cari italiani -il “Cari” è ironico,
perché accusate la Lega di essere razzista? Non ha senso! Questa fama non ha riscontri oggettivi, anzi: la Lega se la prende con gli immigrati, gli islamici, gli zingari... ma attaccano ferocemente anche la bandiera italiana, l'Inno di Mameli, l'unità nazionale, il 17 marzo… La Lega non attacca solo gli stranieri, ma anche gli italiani!
La Lega ce l'ha con tutti, basta che respirano!
È ingiusto e infondato accusare la Lega di razzismo: loro non discriminano, il loro è odio democratico.
La Lega per ora sta perseguitando solo gli immigrati perché sono di meno, è più facile, sono pochi e indifesi; ma con loro stanno facendo solo le prove, poi passeranno agli italiani. Ci respingeranno tutti!
Ci verranno a prendere a casa, per le strade, e ci getteranno in mare, uno a uno. Ma non sarà ancora abbastanza...
Dopo i “respingimenti” e i “respingimenti democratici”, scatterà la “soluzione finale”: i leghisti cominceranno a ributtare in acqua anche sé stessi! Perché sono italiani, se non peggio.
Infatti la Padania non è riconosciuta nell’Unione Europea, quindi i padani sono extra-comunitari! Dicono che da quando l’ha saputo, Borghezio disinfetta i sedili dopo che ci si è seduto sopra.
I leghisti dunque finiranno con il respingersi fra loro, ributtandosi in mare – o nel Po? –finché non ne resteranno soltanto due, su una spiaggia, a guardarsi in cagnesco. Come due coglioni.
Pubblicato su Il Fatto on-line
sfoglia
ottobre